Un mese dopo

A quasi un mese da quel maledetto 6 aprile abbiamo toccato il fondo: adunate a Pescara sotto la benedizione della locale amministrazione comunale per cercare di far spostare univaq lì fatte passare come assemblee di tutti gli studenti dell'ateneo, manifestazioni a L'Aquila mascherate come proteste contro lo smembramento dell'ateneo ma che in realtà sono organizzate dalle stesse persone delle adunate di cui sopra, lo Stato che pretende che ci paghiamo il 66% della ricostruzione di tasca nostra o che una società privata diventi proprietaria di quel che resta della nostra casa se decidiamo di far subentrare lo Stato nel pagamento del mutuo, e – dulcis in fundo – il nostro sindaco che si cala le braghe di fronte a tutto questo.

E noi zitti e a testa bassa come caproni.

Possibile che gli aquilani siano diventati miopi fino al punto di non capire che non solo nessuno ci aiuterà, ma anzi si prodigheranno per spogliarci di tutto ciò che ci rimane?
Possibile che i politici aquilani si siano dileguati o abbiano tutti deciso di obbedire agli ordini provenienti dalle direzioni di partito contro ogni interesse dei propri concittadini?
Possibile che siamo diventati così egoisti (o stolti) da far finta che tutto va bene e che prima o poi le cose torneranno da sole alla normalità?

L'Aquila non tornerà mai a volare finchè noi continueremo a fare i nobili decaduti del cazzo.
E' ora di svegliarci o morire.

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