Non va bene un cazzo
"Beh, ma ormai a L'Aquila a parte il centro storico va tutto bene, no? Cioè, ti sei salvato, stai ricostruendo casa, chi non lo può fare ha avuto una nuova casa... di che vi lamentate?"
Già, di che ci lamentiamo? Permettetemi una piccola digressione.
C'era una piccola stradina, Via del Cembalo di Colantoni, una strada ripida e stretta su cui si affacciava la porta di una scuola di musica/sala prove. La "mia" sala prove, dove ho passato delle giornate e delle serate fantastiche (eccezion fatta per gli urli quando non studiavo le parti). La sera, dopo le prove con la big band, ognuno se ne andava per i cazzi propri e inevitabilmente dovevo fare il tragitto da quella viuzza fino a Piazza del Teatro (sono abitudinario, lasciavo sempre la macchina lì), passando per Piazza Duomo e il Corso: a volte c'era gente, a volte no, ma fare quel breve tratto a piedi sotto le luci giallastre delle lampade al sodio era meraviglioso.
Freddo, caldo, nebbia, pioggia... non me ne poteva fregare di meno: girare per L'Aquila sotto quella luce giallastra per me era un'ispirazione. E ora, dopo quel 6 aprile 2009, non girerò più sotto quelle luci, non passerò più per molti di quei luoghi e i luoghi in cui passerò non saranno mai più gli stessi.
Certo, siamo vivi, abbiamo dove alloggiare (non tutti) e stiamo ricostruendo le case (pochi, troppo pochi). Ma tutto questo non è vivere, questo è il minimo indispensabile per poter sopravvivere. I posti familiari, i vicoli, le piazze... per voi che vivete normalmente sono cose scontate, quasi "superficiali". Per noi che li abbiamo persi no.
Va tutto bene a L'Aquila, dite voi? No, non va bene un cazzo.





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